Più che un edificio, un simbolo di resistenza. Sopravvissuto alle trasformazioni del secolo scorso, il Routchàss conserva intatto il fascino delle sue origini: dagli ingressi stretti per la difesa alle scene bibliche dipinte per un matrimonio da record. È qui, tra le sue mura ciclopiche, che la famiglia Castagnero diede vita alla comunità balmese come la conosciamo oggi.

Il sito in breve

Nel 1909 iniziarono i lavori di costruzione dell’acquedotto di Torino e il vecchio centro di Balme fu sventrato per far passare la strada provinciale per il Pian della Mussa. Il forno, il lavatoio e due antiche cappelle furono distrutti, ma per fortuna fu conservata la casaforte del Routchàss che da oltre quattrocento anni domina la valle dall’alto della rupe da cui prende il nome.

La costruzione ha una tipologia difensiva, riconoscibile nelle piccolissime aperture e nell’unico ingresso stretto e basso, da cui si accede a un rustico scalone di pietra e quindi a un lungo corridoio, sul quale si aprono numerosi locali usati in passato come stalla e come abitazione. Tutto intorno si aprono altre scale, passaggi sotterranei e cantine, in parte scavati nella roccia.

Sul lato opposto, inaccessibile dal basso e rivolto al sole, il Routchàss si apre invece in logge coperte, che sovrastano la profonda gola in cui scorrono le acque del torrente dopo il grande salto della cascata. Al piano superiore, un gigantesco granaio ospitava le provviste di foraggio necessarie per il bestiame durante il lungo inverno. Un tetto immane, sorretto da travi di diametro enorme e coperto di lose di pietra di spessore inusitato sovrasta l’intera costruzione e permetteva in passato, prima delle demolizioni per la costruzione della strada, di accedere alla fontana, al forno, al lavatoio e alla cappella senza mai uscire all’aperto. Era questo un vantaggio non trascurabile di fronte alle grandi masse di neve che periodicamente investono l’abitato di Balme. Sulle mura esterne di questa struttura, si trovano affreschi seicenteschi commissionati da Gian Castagnero.

Gli affreschi, in parte ricoperti di intonaco, rappresentano scene delle storie del Battista (battesimo di Gesù e cena di Re Erode) e furono eseguiti per celebrare le nozze del figlio Gioanino con Anna Genoa di Ala. Le nozze furono celebrate nel 1601 nel Routchàss, grazie a una dispensa del Vescovo motivata dal fatto che la sposa già vi si trovava ed era gravemente ammalata.

Grazie a questo precedente, Gian Castagnero poté ottenere l’autonomia del Comune (1610) e della parrocchia (1612) di Balme, che prima dipendevano da Ala di Stura. La malattia della sposa non doveva essere così grave, dal momento che dal matrimonio nacque una vera legione di figli e di nipoti che in breve assorbirono tutte le altre famiglie di Balme, al punto che oggi i Balmesi sono tutti, in qualche modo, discendenti di Gian Castagnero e molti portano ancora il suo nome.

Come visitare il sito

Dalla strada principale di Via Capoluogo, superata la Cappella di Sant'Urbano, entrare a sinistra nel centro abitato seguendo le indicazioni affresco del Ruciàs.

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