In breve

Meta sempre più apprezzata nella stagione invernale, questa cima è molto frequentata sia da chi ciaspola sia dagli scialpinisti (a condizione che l’innevamento sia sufficiente). Situata sulla sinistra orografica del vallone di Richiaglio, diramazione della valle di Viù, appartiene al massiccio del Civrari, un gruppo di cime di cui fanno parte anche le vicine Torretta del Prete e punta Imperatoria. L’itinerario, non troppo lungo e con pericoli ridotti, offre scorci grandiosi sul Gran Paradiso e sulle vette dell’alta valle di Viù.


Partenza

Indicazioni

Dalla chiesa parrocchiale, costruita nelle forme attuali nel Seicento e modificata a inizio Novecento per permettere il passaggio della carrozzabile, attraversare la strada portandosi nella minuscola piazza san Giovanni. Voltandosi all’indietro compare il campanile romanico della chiesa, che risale al XII secolo ed è il più antico delle valli di Lanzo

Dalla fontana imboccare una stretta viuzza che sale tra le abitazioni, inizialmente asfaltata e poi con fondo naturale. Superate le ultime case diventa una mulattiera che piega prima a sinistra e poi a destra. Innalzarsi sul crinale, dapprima ripido e poi più dolce, in un boschetto misto a prevalenza di faggi. Tra gli alberi si aprono i primi scorci verso l’altro versante della valle di Viù, in particolare verso la Rocca Moross e l’Uja di Calcante.

Il percorso, ben segnato da tacche bianco-rosse sui tronchi, interseca più volte una larga sterrata poderale tagliandone i lunghi tornanti. Più in alto si incontrano le prime baite sparse dell’alpe Morino, dove si tiene la destra proseguendo prima tra altissimi faggi e poi betulle.

Incrociare altre tre volte la sterrata che termina presso una coppia di baite. Da qui proseguire risalendo il pendio, mai troppo ripido, in ambiente via via più aperto. Il panorama si fa più ampio offrendo ottime viste a sud-est verso il monte Arpone e il colle del Lys.

La traccia prosegue tra rododendri e massi erratici. Superati i 1.500 m di quota raggiungere una spalla dalla quale si aprono viste mozzafiato a nord: dietro la Rocca Moross spunta in secondo piano la dorsale che divide la valle Orco dalla Valle d’Aosta, lungo la quale si stagliano imponenti il Gran Paradiso e la Torre del Gran san Pietro. A ovest compare finalmente la punta Sourela, sovrastata dal più imponente monte Torretta del Prete.

Il percorso spiana per un breve tratto tra rade betulle, poi riprende a salire nuovamente su terreno aperto. Raggiunta una seconda spalla (1.718 m) piegare nettamente a destra puntando verso l’ormai vicina meta, che si aggira da nord.

Pochi metri prima di raggiungerla si apre all’improvviso la fantastica arcata di cime alla testata dell’alta valle di Viù: una successione di tremila che dal monte Lera e dalla punta Sulè tocca, tra le altre, la punta Croce Rossa, la punta d’Arnas, il monte Servin e la Torre d’Ovarda.

Con un breve spostamento su rocce rotte raggiungere la punta Sourela (1.777 m), sormontata da una caratteristica struttura metallica rossa con cassettina e diario di vetta. Il panorama è di prim’ordine e abbraccia tutte le cime citate in precedenza spingendosi fino alla pianura e al Canavese.

Il ritorno avviene seguendo a ritroso il percorso dell’andata.

Testo di Valerio Dutto di Cuneotrekking.com

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