Dalla caccia spietata al monitoraggio scientifico: la storia del gipeto è il simbolo della natura che rinasce. Visitate l'esposizione dedicata al rapace barbato per imparare a riconoscerlo tra le nuvole e per capire l'importanza di questo necrofago nella catena alimentare alpina. Un viaggio affascinante tra scienza, volontariato e ali spiegate sulle Alpi.
Il sito in breve
È il 1913 quando dalle Alpi Occidentali sparisce l’ultimo esemplare di gipeto (Gypaetus barbatus) vittima della caccia spietata da parte dell’uomo perchè ritenuto erroneamente pericoloso per le mandrie e nocivo per gli allevamenti, al punto da guadagnarsi l’appellativo di “avvoltoio degli agnelli”.
Nel 2006 la presenza del gipeto nelle Valli di Lanzo è tornata regolare, dopo anni di caccia, e l’Associazione ha creato una sezione specifica per il monitoraggio del rapace barbato.
A partire dal 2012 il Comune di Balme ha fornito all’Associazione un ufficio in una struttura proprio nei pressi del municipio per il ritrovo e le attività organizzative dei volontari, nel 2016 è stata concesso anche un piccolo spazio espositivo per il materiale raccolto da soci e volontari nel corso degli anni.
In principio era un’esposizione mobile, ora è fissa. Dal 2006 ad l’associazione ha raccolto più di mille osservazioni del gipeto, molti esemplari vengono riconosciuti per la colorazione del piumaggio sulle ali, o dalla caratteristica mascherina nera che contorna gli occhi e che si prolunga sotto il becco fornendogli l’appellativo di “barbato”.
Il territorio di caccia del gipeto infatti può essere molto ampio e alcune volte ricoprire un’area di circa 300 km² di estensione. Il gipeto è un necrofago, elemento molto importante quindi nella catena alimentare, e predilige nutrirsi delle ossa delle carcasse, che frantuma con il becco oppure lasciandole cadere dall’alto sulle rocce.
Come visitare il sito
Il Museo è ospitato nella medesima struttura anche sede del Soccorso Alpino, stazione di Balme, in Via Capoluogo 100, Balme (TO)