Nato per celebrare il pioniere Antonio Castagneri, questo museo raccoglie i cimeli di un’epoca eroica. Potrete ammirare l'evoluzione tecnologica degli sport invernali, scoprire i segreti della lingua locale e rivivere l'atmosfera dei ritiri del Grande Torino. Una tappa obbligatoria per chi cerca storie di uomini straordinari in una cornice naturale d’eccezione.

Il sito in breve

Il Museo è nato nel 1990 nel centenario della tragica scomparsa sul Monte Bianco della famosa Guida Alpina Antonio Castagneri, detto “Toni dei Tuni”, quando si inaugurò una mostra temporanea a lui dedicata illustrando la sua figura di pioniere dell’alpinismo, attraverso alcune immagini e cimeli.

Antonio Castagneri, personaggio che solo recentemente è stato riscoperto. Per i suoi tempi infatti Toni dei Tuni fu un personaggio leggendario e non solo in tutta Italia ma anche in tutta Europa. Egli detiene il primato del numero di prime ascensioni sulle Alpi (prima di lui c’è solo lo Svizzero Christian Almer). Ai suoi tempi era considerato un personaggio addirittura mitico non solo per le sue doti fisiche ma anche per quelle umane; uomo energico e flemmatico, dotato di uno straordinario intuito alpinistico.

Nella prima sala ci sono inoltre molte foto delle guide e ci sono anche quelle della squadra del Grande Torino poiché fino agli anni della II^ guerra Mondiale la squadra veniva a Balme in ritiro sportivo; nella Frazione Cornetti vi è esposta una targa affissa sulla parete dell’edificio che ospitava la squadra calcistica. La seconda sala è dedicata al mondo dello sci.

I montanari a fine XIX secolo non sciavano e lo sci fu introdotto dai cittadini. In particolare Adolfo Kind, un industriale svizzero che viveva a Torino, si fece mandare un paio di sci dalla Svizzera e cominciò a praticare lo sci in Piemonte. Sullo sci, al museo, si può vedere tutta l’evoluzione della tecnologia, dalle scarpe agli sci. Ai tempi per avanzare in salita venivano avvolte delle corde agli sci in legno e solo i ricchi si permettevano le pelli di vera foca. Al piano superiore, vi è una sala dedicata al mondo dei montanari.

C’è una parte dedicata al Francoprovenzale, la lingua ancora parlata a Balme come anche nelle valli vicine, in Val d’Aosta, in Savoia e nella Svizzera francese, una forma di francese arcaico; lo si capisce per l’uso della “s” alla fine di molte parole dialettali, cosa che si è persa nella lingua francese. Ci sono i costumi utilizzati quotidianamente, molto colorati. Si trova anche una sezione di interesse mineralogico e naturalistico.

Come visitare il sito

Il Museo si trova dietro la chiesa parrocchiale, a pochi metri dalla strada principale Via Capoluogo.

Potrebbero interessarti